20 Ottobre 2020
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LUPATOTISSIMA DIETRO LE QUINTE

21-09-2020 18:00 - News Generiche
Quasi tutti gli atleti della Lupatotissima 2020 di Bussolengo VR hanno un assistente per gestire il box, l’alimentazione, il materiale da gara e da riposo ecc. A disposizione c’è un gazebo da dividere ogni 2 atleti, con tanto di tavolo e 2 panche. Quindi a bordo della pista di atletica, lungo il lato del campo da calcio ci sono circa 100 metri di gazebo affiancati con tanto di tavoli imbanditi. In clima di Covid, i ristori sono tutti autogestiti con gran parte del materiale fornito dall’organizzazione. A parte qualche stravaganza culinaria direttamente richiesta dagli atleti.
Io ho accettato più che volentieri l’invito di Emanuele ad accompagnarlo come assistenza in questo esordio nel mondo delle gare di 24 ore su strada, un po’ per conoscere questo tipo di gare e un po’ per tastare con mano la follia sportiva umana. Lui per ora aveva all’attivo qualche 50 km, il Passatore, un paio di 100 km virtuali e la montana Abbots Way di 125 km chiusa in circa 24 ore scarse. Ci presentiamo quindi sabato mattina di buon ora a Bussolengo (Vr) nuova sede della Lupatotissima, gara alla 26esima edizione. Controlli di rito Covid in entrata al campo sportivo e pettorale e pacco gara già pronto ognuno sotto al proprio gazebo: siamo al n.49. I nostri vicini di “casa” sono una coppia bulgara, entrambi in gara, dei mantovani che a rotazione cambiavano assistente, una autogestita stravagante signora di 40 chili scarsi che veniva da una 48ore corsa 15 giorni fa (!), una coppia di inglesi con lei agonista poi ritiratasi a metà gara e una simpatica coppia svizzero/parmigiana, lui corridore e lei assistente super organizzata con tutto il catalogo Quechua camping a disposizione.
Vediamo subito che i più attrezzati e navigati si sono presentati con tanto di tenda da campeggio, brandina e coperte, fornelletto, pentolini, brodo già pronto, necessaire per il thè delle cinque; altri con fisioterapista, mezza farmacia al seguito e tabella di cosa mangiare e a che ora, altri con una valigia di gel, integratori e liquidi di vari colori e incerta natura, altri ancora con rimedi casalinghi, sale grosso, acqua e punta di grana. Noi siamo andati molto sul tradizionale, un po’ per assecondare i gusti di Manu e un po’ per non fare esperimenti proprio in gara: quindi niente che potesse sconvolgere i delicati meandri intestinali ma alimenti consolidati, no gel no caffè, il vecchio pane e salume, noccioline, tanto thè freddo e due giri del classico pizza&coca della vicina pizzeria che verso sera Manu ha gradito particolarmente.
Almeno per noi ai box le ore passavano veloci, chiacchierando con i compagni di banco e controllando i frequenti passaggi di atleti circa ogni 7-8 minuti visto che il percorso misurava 1,2 km scarsi: giro di pista + giro del parcheggio esterno + tratto di strada intorno allo stadio. Fantastico panorama. Per noi abituati alle gare in montagna, qui forse c’era un dislivello totale di un metro scarso. Mentre i primi atleti sono partiti come in una “mezza”, altri concorrenti sono partiti subito camminando e continueranno così fino alla fine: una mega passeggiata di 24 ore che comunque li porterà a totalizzare un centinaio di km e oltre. Una sembrava una prof in gita coi ragazzi, una partita già super affaticata al quinto km, altri con sguardo perso nel nulla. Fantastici arzilli quasi ottantenni in cammino come se dovessero andare a prendere il giornale o a bere un bianco al bar. Inesorabili nei passaggi, doppiati già al terzo km ma fa niente. Alla fine totalizzeranno comunque circa 113 km a testa, una giornata da Passatore e oltre. Di vari atleti partiti a razzo invece non si hanno più notizie: uno sparito dopo un’ora circa, un altro fermatosi dopo 147 km, uno sloveno capofila invincibile per 15 ore ha poi tristemente dovuto mollare e finire terzo (comunque con 217 km percorsi!) ma camminando a stento, sverniciato una volta in rettilineo anche da uno degli arzilli di cui sopra.
Arriva la sera e la notte, gli atleti sul percorso sono molti meno; oltre ai ritirati, qualcuno si ferma per un riposino su brande e panchine ma la temperatura richiede di coprirsi e tenersi caldi. Emanuele lo Spartano non ha problemi di sorta e quindi prosegue imperterrito, alternando cammino e corsetta e fermandosi tutti i giri al box solo per un sorsetto o boccone. Anche gli assistenti all’opera sono molti meno: il problema è tenere caldi gli alimenti; la nostra vicina Miss Quechua ha il fornelletto da campo con cui scalda il suo brodo, il thè e molto gentilmente la pizza per Manu. Alle 20 l’organizzazione ha servito della pasta in bianco all’olio, assai poco gradita dall’atleta e devoluta all’assistente.
Alle due circa decido di fare un pisolino di un quarto d’ora coricato sulla panchina del campo da calcio. L’umidità è pesante ma la mini tettoia qualcosa fa. Ogni ora l’organizzazione pubblica la classifica parziale e quindi ogni ora mi tengo nota dei km percorsi da Manu; sta inesorabilmente scalando posizioni, dalla 50^ del mattino fin verso la ventesima nella notte. Inoltre c’è anche la situazione dei primi posti da seguire perché ci sono in corso degli sconvolgimenti ai vertici. La slovena in testa per varie ore non sta bene di stomaco, il medico la vuole fermare ma lei lo rassicura e continua imperterrita perdendo comunque la testa della gara. Idem per gli uomini: la gara è comandata da stranieri ma gli italiani si stanno giocando il campionato italiano Fidal 24H.
Per il fido assistente, visto che poi deve guidare fino a casa, alle cinque altro mini pisolino interrotto ben presto dalla scena che illumina e rabbuia la serata: va a fuoco la centralina elettrica a fianco del campo. I lampioni, accesi da ore, l’hanno messa sotto sforzo e da un po’ emanava odore di fumo. Qualche atleta scherzando lo aveva predetto. Ben presto, luce dal modesto incendio e buio in scena per i lampioni che saltano. Fortunatamente avevo la frontale e quindi aiuto gli organizzatori a trovare i cavi giusti nel buio del campo per riattaccare la corrente; gli atleti sospendono per un paio di minuti il passaggio vicino alla centralina e prima che arrivino i pompieri il fuoco è domato con un estintore. Tutto a posto, allarme sospensione gara rientrato e tutto procede come prima. La luce dell’alba arriva a riscaldare l’aria e nuova energia arriva agli atleti. Ormai la fine della prova si avvicina, mancano poche ore. Alcuni approfittano per mollare ed accontentarsi di quanto fatto, altri cercano di dare fondo alle ultime energie. Ai vertici della gara si stanno giocando la vittoria e il podio continuando a correre. Dopo le 9 l’euforia sale, si fanno i preparativi per il finale di gara, Manu si scatena e gira all’impazzata. Alle 10 il doppio sparo dei giudici di gara sancisce lo stop per tutti. Bravi tutti.
Emanuele finisce oltre ogni rosea previsione con 170,3 km percorsi, al 21° posto assoluto sui 130 in gara, 15° uomo e al decimo posto maschile del campionato Italiano 24 ore riservato a tesserati Fidal. Straordinario ed imprevedibile risultato!!
Si aggiudicano la gara assoluta uno spagnolo (246 km) ed una italiana (221 km). Le prime quattro donne hanno fatto un risultato migliore del campione italiano arrivato ottavo assoluto con 200 km.
Finita l’adrenalina della gara, Manu non ha fame e preferisce rilassarsi con un ghiacciolo ed un meritato pisolo sulla fresca erbetta a centrocampo intanto che i giudici finiscono le misurazioni. Assistiamo alle premiazioni e poi via verso casa. A Reggio si addormenta di botto, fortuna che guidavo io…
Che gente strana il popolo delle ultra. Se è vero che un ultra finisce quando qualcuno ti abbraccia, stavolta per sto cavolo di Covid non è possibile. Ma virtualmente tutti meritano un abbraccio e tanti complimenti per la forza e tenacia dimostrata. Che grande week end. Mi manca già…
Fabrizio



Fonte: Fabrizio Foglia - Sezione TRAIL

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